Commemorazioni per il IV novembre

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In occasione della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate anche nel territorio comunale di Marmirolo si sono tenute le celebrazioni in ricordo dell'anniversario della fine della prima guerra mondiale per l'Italia e per la festa dell'Unità nazionale.

Domenica 8 novembre, al termine della celebrazione eucaristica officiata nella chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo, una rappresentanza dell'amministrazione comunale ha posato ai piedi del Monumento ai Caduti in piazza Roma, con l'accompagnamento della banda musicale di Marmirolo, la tradizionale corona commemorativa. La cerimonia è proseguita successivamente all'interno del vicino teatro comunale, dove il commento del Sindaco Paolo Rasori ha preceduto il rinfresco offerto dalla locale associazione Combattenti e Reduci e dall'amministrazione comunale.

«Per la prima volta nella mia vita mi trovo in una situazione diversa dall’usuale: la ricorrenza del IV novembre e la Festa delle Forze Armate mi porta a considerare in un modo nuovo gli eventi storici che sia pure di riflesso hanno coinvolto anche la mia esistenza e quella della mia famiglia di origine.
Il giorno e la data che siamo oggi a ricordare ed a festeggiare è invece lontano nel tempo e nella memoria ma ricorda in modo ancora vivo la storia del nostro Paese che si è trovato per la prima volta, dopo molti secoli, ad affrontare un evento bellico di portata mondiale.Erano passati poco più di 50 anni dall’Unità d’Italia e la Nazione veniva messa alla prova nell’affrontare un evento bellico di così grave portata, di durata triennale, in un vasto territorio per di più coperto dalle imponenti montagne dell’arco alpino. La recente consapevolezza di avere una nazione unica guidata da un governo parlamentare sotto l’egida di una monarchia piemontese viene messa a dura prova: le tradotte dei soldati partono da ogni provincia dello stivale e dalle isole, per la prima volta si conoscono le genti di ogni diversa regione, per la prima volta si trovano uniti giovani soldati nelle trincee del Friuli o sulle cime nevose delle Dolomiti a combattere una guerra che non conoscevano e che forse non condividevano ma che in quel momento li faceva sentire uniti e solidali tra loro, ancorché molto diversi per cultura, tradizioni, condizioni sociali ed economiche.
L’hanno chiamata la “Grande Guerra” e non c’è aggettivo più indicato per definire questa immensa movimentazione di uomini, animali e aerei mai vista prima, le cui conseguenze sono state vissute con reazioni a catena in quasi tutti i continenti del globo, in modo diverso e con diversi influssi negativi, ma sempre presenti per l’apporto di uomini, cannoni, navi, aerei che ovunque hanno causato morti, distruzioni, mutilazioni, vite spezzate nel corpo e nell’animo. Ogni fenomeno bellico trova riscontro e giustificazione nella sua epoca: in quel periodo gravi tensioni pervadevano le realtà europee che ancora non conoscevano una loro stabilità economica e sociale. La presenza di monarchie e di imperi non aveva favorito l’emancipazione ed il benessere di diversi strati sociali per cui consistenti parti delle popolazioni e delle società civili ambivano a prevalere causando l’insorgenza di movimenti politici diversi e contrastanti, iniziative anarchiche, ideali prettamente militari e di scontro sociale.
A distanza di quasi un secolo, per fortuna nostra, il mondo è cambiato con una velocità imprevedibile: nella grande Europa tutti i popoli che a quel tempo si sono combattuti aspramente sono ora concittadini della medesima Unione che li contiene tutti; la convivenza civile almeno nel nostro continente e nelle Americhe è un risultato già presente da tempo; da molti anni i Paesi Europei legiferano insieme, i cittadini si muovono senza frontiere, cercano iniziative economiche congiunte, sperano che tra breve si possa addivenire ad un ancora maggiore consolidamento politico nel rispetto tuttavia delle tradizioni, usi e costumi che devono essere comunque presenti per ricordare le nostre origini, la nostra storia, i nostri Padri.
Mai più guerre quindi, come ha ammonito anche l’amato Papa Giovanni Paolo II, mai più odi e scontri fra i popoli con eventi luttuosi e bellici, tuttavia vivo e sempre presente deve essere il ricordo della nostra storia e di tutti coloro che in quel periodo hanno combattuto per contribuire a consolidare in modo definitivo l’Unità dell’Italia, dare dignità alla Nazione, costruire le basi per la nostra attuale società fondata sul lavoro, sulla democrazia, sulla libertà, sul rispetto del pensiero di tutti, sul libero mercato.
Onore quindi ai nostri morti, ai nostri nonni, alle mamme ed alle mogli ed alle donne di quegli anni che hanno sofferto in silenzio, hanno sopportato i lutti, la paura e tutte le conseguenze negative della grande guerra, spesso con un eroismo uguale a quello degli uomini.
A loro vada  stamane il nostro ringraziamento più sincero con l’intento di non dimenticare, di continuare a rendere omaggio alla loro azione ed al loro impegno di quegli anni.“Mai più guerra” significa anche ricerca assoluta e inderogabile della parola “Pace”;  Pace tra i popoli, Pace ad ogni costo ed in ogni momento, Pace tra diverse religioni e culture, Pace tra sistemi economici diversi. Pace e nulla più.
Ancora oggi purtroppo in alcune zone del mondo ciò non è ancora ricercato con tutta la forza, anzi in alcuni casi si registra ancora la presenza di odio tribale, odio sociale, odio religioso, odio e risentimenti di tipo economico che riescono ancora a mettere gli uni contro gli altri con l’intento generale di prevalere anche usando la guerra o la guerriglia od anche strumenti nucleari di distruzione.
Allora la giornata odierna deve portare anche un altro segnale alle società civili: l’obiettivo dello scontro militare non è accettabile. La Pace deve essere perseguita ad ogni costo anche utilizzando azioni, risorse e mezzi militari messi in campo per garantire che non possano sorgere eventi bellici che nel nostro tempo avrebbero un effetto devastante sul mondo intero.
Questo è l’impegno prioritario dei Paesi del globo per il I secolo del terzo millennio.
Festeggiamo pertanto anche le Forze Armate che nel nostro Paese hanno assunto da tempo una funzione non più finalizzata alla guerra ma tendente a mantenere la pace nel territorio nazionale ma anche in terre lontane ed in Paesi ostili ove la presenza dei soldati addestrati opportunamente e inviati tramite accordi e patti internazionali di Paesi alleati e amici può garantire la non belligeranza ed evitare scontri luttuosi in quei Paesi ove il livello di democrazia è ancora fortemente carente.
Mi riferisco ovviamente alla presenza delle Forze Armate italiane nelle missioni in Kosovo-Bosnia-Libano-Iraq-Afghanistan, ove viene mantenuta, purtroppo a volte a caro prezzo, una pace sofferta ed instabile, che riesce tuttavia a far vivere le popolazioni presenti in attesa di nuove condizioni democratiche, di maggiore libertà e di rispetto dei diritti civili e religiosi.
A tutte le Forze Armate italiane vada oggi il più vivo ringraziamento e la nostra stima per tutto ciò che hanno fatto finora e per l’impegno che certamente non faranno mancare anche in futuro.

Viva le Forze Armate, viva l’Italia».

 

Il Sindaco

Paolo Rasori

 

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